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lunedì 26 agosto 2013

Anche la paglia è un materiale

Sono attratta da materiali poco utilizzati, a volte chiamati "poveri", come questo.
Quando scrivo post del genere, cerco di capire l'utilizzo al giorno d'oggi di questo tipo di materiali e le loro caratteristiche principali.
Qui in Olanda mi capita spesso di vedere la paglia utilizzata per ricoprire i tetti, un po' per mantenere un'antica tradizione locale, un po' per isolarli in modo ecologico.
La paglia è un buon isolante acustico e termico, è durevole nel tempo ed è eco-compatibile. Sono molte le costruzioni che in parte o del tutto vengono realizzate con questo materiale. Certo non è solo qui in Olanda che viene utilizzato, ma mi hanno incuriosito le molte ristrutturazioni che ho visto di recente nelle campagne olandesi, o edifici nuovi, per i quali gli architetti hanno preso ad esempio tipologie e materiali costruttivi tradizionali.


Questa costruzione a Zoetermeer nei Paesi Bassi è una rivisitazione in chiave odierna dello stile delle case tradizionali olandesi. Disegnata dall'architetto Arjen Reas, è immersa in una zona rurale, rispettandone il contesto, infatti l'architetto ha utilizzato la paglia per rivestire gran parte dell'esterno, non solo per il tetto come si faceva tradizionalmente, creando così un gioco di equilibrio tra materiali locali tradizionali e materiali moderni.



photo © Kees Hageman-Arjen Reas




"Groote Scheere" di Bureau B+B, nell'Overijssel in Olanda, è una tenuta di campagna organizzata con 9 costruzioni + 1 pilota per edilizia residenziale-agricola.
Ogni casa ha una tipologia unica e un nome proprio a seconda del sito che occupa e dell'elemento naturale che la marca, ad esempio la "Creek Villa" è attraversata da un torrente e ha il tetto che funge da ponte. In questa maniera sono state organizzate e denominate anche tutte le altre residenze: Reed, Field, Flood, Forest, Creek, Lane, Pond, Border e quella pilota Entrance. Lo stile costruttivo delle varie tipologie è simile, così da creare un unico complesso che si riconosca.
La forma ricorda un po' gli antichi fienili, i tetti sono ricoperti di paglia, ma in una maniera diversa, la paglia è stata inserita all'interno di un telaio in legno, così da risultare a filo con il bordo del telaio, creando un effetto più elegante, una maniera diversa e più consona agli schemi minimalistici odierni.
Inserito nel landscape olandese, questo complesso è una maniera nuova per rivalutare il settore rurale dei Paesi Bassi.




photo © Lard Buurman




Questo era proprio un vecchio fienile abbandonato. Ripreso e ristrutturato dagli architetti olandesi dello studio Arend Groenewegen per essere trasformato in un moderno studio-ufficio.
Il nuovo progetto ha rispettato sia la la struttura principale, migliorandone il basamento, sia il tetto, ricoprendolo con nuova paglia secondo le tecniche costruttive attuali. Gli architetti hanno adottato le lamelle per rivestire gran parte dell'edificio per avere una buona ventilazione.
Un progetto di riutilizzo nel rispetto del contesto rurale olandese.



photo © Arend Groenewegen Architect




Abbiamo anche esempi diversi, fuori dall'Olanda, come "Casa na Areia" a Gràndola, in Portogallo dell'architetto Aires Mateus, 4 casette di un vecchio villaggio di pescatori ricostruite con materiali tradizionali, come il legno, la paglia, etc.
La sabbia è parte dell'arredamento, ricoprendo il suolo in cucina e nel living.





photo © Nelson Garrido




E chiudo con un altro esempio fuori dall'Olanda, il "Community Market", a Yusuhara in Giappone, un edificio che racchiude un mercato per prodotti locali ed un piccolo hotel con 16 camere.
Realizzato dall'architetto Kengo Kuma, è in parte rivestito in facciata da blocchi di paglia per isolarlo dalle infiltrazioni di acqua, vista la gran quantità di precipitazioni che spesso si riversano nella zona. I blocchi sono montati su perni di legno, in modo tale da poter ruotare ed assicurarne la ventilazione.



© Photo Takumi Ota, Kengo Kuma & Associate

martedì 30 aprile 2013

Un'architettura "scritta"


Rieccomi, assenza lunga dovuta al riorganizzare tutto; lavoro, burocrazia, passioni, interessi etc. in una terra nuova: l'Olanda.
E bisogna dire che non è stato facile avere spunti creativi in questo lungo inverno nordico, gelido e grigio, spesso mi nasceva una voglia sana e prepotente di colore.
Praticamente ho passato mesi intrappolata in questi colori grigi, ed ora che comincio ad abituarmi all'idea, analizzo tutto ciò che mi circonda in maniera più critica.
Giorni fa notavo con un interesse diverso, la solita grande scritta su di un edificio pubblico, ed è iniziato quasi per gioco un processo di analisi nella mia mente, scritte, marchi, loghi etc. che da sempre accompagnano l'architettura: l'archigrafia (architettura e grafia).
In effetti il primo edificio che mi è venuto in mente è stato Il "Bauhaus", la scuola tedesca di design, architettura ed arte attiva tra il 1919 e il '43.
L'enorme scritta che occupa quasi tutta l'altezza dell'edificio, caratterizza quest'opera-icona.

© J. Pohl
 
Lo stile tipografico utilizzato per gran parte delle scritte e pubblicazioni del Bauhaus, è da attribuire al grafico-designer Herbert Bayer.
Lui identificò e creò uno stile adatto al design di quell'epoca, e molti grafici presero spunto in seguito.



Sono vari gli edifici emblematici che mi sono venuti in mente, in Italia chi non ricorda il "Lingotto" di Torino? Progettato nel 1915, l'edificio ha subito nel tempo numerosi ampliamenti e trasformazioni, ma la scritta è rimasta un simbolo. Grandi lettere colorate disposte lungo il corpo dell'edificio, ne testimoniano la grandezza e l'importanza che ha avuto in quei tempi.




Un altro edificio cult che mi sembrava giusto ricordare è il negozio della "Olivetti", progettato dal grande Carlo Scarpa nel 1958.
La scritta come un bassorilievo emerge dalla texture del muro, a sottolinearne il marchio stesso del negozio.


© T. Brown



E proprio sulla grafica di Scarpa, due anni fa fu allestita a Treviso una mostra dedicata alla sua passione per la tipografia e per i caratteri.
È stata la prima mostra dedicata alla grafica e alle iscrizioni che il maestro inseriva nelle sue architetture.




Bisogna dire però che questa mania per le lettere non è partita dai primi del '900, già in tempi remoti molti manufatti recavano scritte per far intendere il tipo di lavoro che vi si svolgeva o per indicare semplicemente il nome della famiglia che risiedeva in esso.
Con il tempo la maggior parte delle iscrizioni sono state volute proprio come un segno architettonico, a sottolinenearne il contenuto, e musei, industrie, fiere, esposizioni, mostre etc. hanno dato man forte a quest'utilizzo.
E con il tempo le lettere sono diventate sempre più grandi, lettere giganti come sculture.

Alcuni esempi come quest'archigrafia in Germania.

© M. Widrig


Oppure questa scritta realizzata in ferro battuto a Brescia dall'arch. R. Fogazzi.




Ed ancora la scritta della Stazione di Plaus (Merano), progettata dallo studio Architekturbüro D3




Ma le scritte sono state utilizzate anche come enormi insegne su facciate minimaliste, come quella del MoMA (Museum of Modern Art) a New York.
La scritta domina come quella del Bauhaus, sul lato della facciata, ad indicarne un ingresso.
Una sorta di stendardo moderno.


Sempre per il MoMA altre scritte riportate su altre facciate del museo.





Da alcuni anni poi, è nata in varie metropoli  la tendenza di inserire scritte-simbolo enormi nei centri storici, che rimarcano il nome della città, o semplicemente un simbolo che la individua.
Le troviamo in Amsterdam, Barcellona, Taiwan, etc. che vantano le loro scritte in alcuni spazi scelti come punti strategici della città.

"I amsterdam" è la scritta icona della città di Amsterdam.
Ormai diventata simbolo, la stessa scritta la ritroviamo anche in comuni gadget per i turisti, o semplicemente su riviste e depliant.




La scritta "Barcino" in Barcellona, nel barrio gotico, è situata nei pressi delle antiche mura difensive romane.
È l'antico nome risalente alla fondazione cartaginese della città.

© L. Dzierzanowski

La grande scritta "Love" in Taipei, Taiwan.




E quando è l'intero edificio a riportare come una pelle una serie di scritte o lettere?
È il caso dell'Alphabet Building" in Amsterdam, dello studio MVRD, dedicato alle piccole e medie imprese creative che in Amsterdam hanno problemi a trovare spazi adeguati.
Ogni finestra contrassegnata da una lettera dell'alfabeto identifica uno spazio occupato da un'impresa, praticamente viene definito un incubatore di idee creative.




E se siete degli appassionati di scritte, lettere, loghi etc., vi lascio con  il Buchstaben Museum, il museo delle lettere di Berlino che fa al caso vostro.
Ospita scritte, insegne e loghi che sono stati icone un tempo.




Una mia nota personale sulle scritte in architettura:
credo che una scritta su di un edificio abbia una responsabilità estetica.
Bisogna saper inserire con una certa sensibilità un'iscrizione, è parte del progetto, non può essere considerata solo un'aggiunta.
E nel caso si tratti di un intervento di ristrutturazione o restauro, allora il compito diviene maggiormente delicato. La storia ci accompagna con molti esempi di scritte inserite o poggiate su manufatti antichi. Realizzate in rame, ferro battuto, pietra, legno o materiali che ben si prestavano ad essere collocati sul manufatto antico, riuscivano ad amalgamarsi alla costruzione, rispettandola, e non deturpandola.
E credo che sarebbe molto interessante riuscire ad utilizzare questa stessa sensibilità oggi.

martedì 22 gennaio 2013

30.000 visitatori!!!


martedì 18 dicembre 2012

Fatti di FANGO - Made of MUD

Strano parlare di qualcosa fatta di fango vero?
Oggetti, installazioni, parchi, etc. realizzati con questo materiale naturale.
Forse oggi si pensa poco al suo utilizzo ed alla sua natura per modellare oggetti o come materiale da costruzione, ma fin dall'antichità il fango è stato utilizzato nei modi più svariati.


Ho trovato un progetto, il "Mdula", nato dalla collaborazione dell' UIAH (University of Arts and Design Helsinki) con il WWF.
Si tratta di un concetto di produzione di stufe a biomassa realizzate in fango, una ricerca svolta da cinque studenti provenienti da diverse parti del mondo. Il progetto, grazie agli sponsor, ha preso il via in Malawi, nel Chembe Village, nel 2004.








"Mud Brick Spiral" dell'artista Elin Hansdottir è un'installazione realizzata con il fango, in collaborazione con otto artigiani locali. Una spirale pensata per la Marrakech Biennale del 2012, un'opera realizzata per il villaggio di Tassoultante, in Marocco.







"MudWorks" di Anna Heringer è un'altra installazione, ma nasce come un esempio di come questo materiale può essere utilizzato per costruire pareti.
Una dimostrazione sull'utilizzo di murature di questo tipo, che sono solide e soprattutto possono sostituire le murature in cemento in alcune aree.
Quest'opera è stata realizzata nello spazio esterno dell' "Harvard Design School" di Gund Hall



Una targa posta su quest'installazione cita:  "Built with EARTH and WATER. Fashioned by the human HAND. As RESILIENT as concrete. This wall can be reclaimed by NATURE."
"Costruito in TERRA e ACQUA. Plasmato dalla mano dell'uomo. RESISTENTE come il cemento.Questo muro può essere reclamato dalla NATURA."




E visto che sono qui nei Paesi Bassi, volevo anche parlarvi di un progetto che sta nascendo da poco, aree di gioco immerse completamente nella natura, costruite con materiali naturali, come la terra, il fango, la sabbia e l'acqua. Il progetto chiamato Mud on your pants comprende sei aree gioco sparse in tutto il territorio olandese. Un modo originale di far relazionare i bambini alla natura.







E Vi lascio con queste texture...



Di seguito un link con varie texture a tema:

http://www.iwebdesigner.it/texture-photoshop/raccolta-di-mud-texture-photoshop-25027.html

martedì 6 novembre 2012

Muschio nel Design

Da quando sono approdata qui nei Paesi Bassi, mi sono sentita circondata da questo elemento naturale, che per me ha sempre avuto un fascino evocativo, mi ha sempre attratto ed ho scoperto che attrae anche molti designer, i quali si stanno sbizzarrendo ad utilizzarlo tanto negli oggetti, come nell'arredo e nelle installazioni.

Al London Festival of Architecture, le designer norvegesi Pushak, hanno presentato l'installazione "Moss your city" realizzata con il muschio.
Un percorso-labirinto organizzato con passaggi-grotte ricoperte di muschio.
Le designer volevano creare attenzione attorno al loro clima, che in condizione di umidità favorisce la nascita del muschio, così hano sperimentato nella città di Londra questa installazione.
Un progetto che come dicono: "esplora il rapporto tra l'architettura contemporanea della Norvegia con il suo paesaggio e le sue risorse naturali, in risposta alle condizioni locali di Londra."




photos © Pushak


MOSS design dello studio "Verde Profilo", è un esempio di come il muschio può essere utilizzato nell'arredo.
Dalle pareti agli oggetti di casa, i "Moss" hanno dado un tocco di muschio, creando effetti unici.



Si sono dedicati a creare una vera e propria paletta di colori, ispirandosi alle spezie ed alle erbe; come la malva, il cumino, la paprica, etc.

photos © Verde Profilo_MOSS design



La designer dello studio PIA design, si è divertita a sperimentare il muschio, inserendolo nei suoi tappeti, come il tappeto "Garden Rug", realizzando disegni con motivi naturalistici.
E come racconta lei stessa "What qualities can a living organism bring to an  otherwise inanimate object? "
Interessante da leggere è la sua Moss Story

photos © PIA design



Ultimamente anche nella "street art", si sta sperimentando il muschio, con spray per realizzarne graffiti sui muri. Artisti come Anna Garforth hanno realizzato scritte e disegni con questo spray, trovando una sorta di ricetta sul come prepararlo. Un'idea semplice ed efficace come soluzione ai graffiti, che a volte imbrattano i monumenti.





© Anna Garforth



Ed infine vari esperimenti vengono realizzati con il muschio, come "Moss Table", dei designer Alex Driver e Carlos Peralta in collaborazione con Paolo Bombelli.
Praticamente si tratta di un concept design, un tavolino con lampada che utilizza il muschio e la fotosintesi, per produrre un piccolo bio-sistema fotovoltaico.

Con questo esperimento, i designer mettono in evidenza il potenziale dell'energia fotovoltaica in un futuro.



photos © A. Driver, C. Peralta, P. Bombelli

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