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giovedì 28 ottobre 2010

Tempo di zucche...zucche originali




...è tempo di zucche, e ne ho trovate alcune originali,



Questo è un mio omaggio alla zucca, con etichetta Pantone 021C





Queste zucche invece sono dell'artista Alessandro Amato che ne ha fatto delle lampade originali. Intagliando il guscio delle zucche è riuscito ad ottenere degli effetti particolari inserendo poi una luce al suo interno.
L'artista utilizza zucche della famiglia delle Cucurbitacee, che hanno la caratteristica di essere molto dure dopo essere state essiccate per 2-3 mesi, in questo modo diventando legnose si prestano anche meglio alla lavorazione.


Il designer Laurel Young si è sbizzarrito nel riproporre le zucche sulle sue tazze, di due colori, nero ed arancio, riportando sia all'interno che all'esterno disegni.







Queste foto ritraggono l'artista coltivatore Robin Upton, che vive nel sud Inghilterra, ha ereditato dal padre la passione di coltivare le 50 diverse specie di zucche, che hanno sul loro terreno, ed ha anche un'altra una passione, comporre disegni con le zucche come se fossero degli enormi mosaici, ogni anno partecipa al festival delle zucche che si celebra nel Sussex.

Photo -Reuters-



Ed infine abbiamo anche una zucca-borsa di Dona e
cappellini a forma di zucca di Leigh-Anne.
Photo -Visions-





E con questo post vi auguro un divertente Halloween ed un felice Ognissanti.





Grazie!



Pochi giorni fa il blog è arrivato a mille visitatori!!!

sabato 23 ottobre 2010

Un Design Biodegradabile




Un Design Biodegradabile? Sì, ovvero oggetti che decomponendosi possono tranquillamente essere assorbiti dall'ecosistema.
Un oggetto è biodegradabile se esistono batteri che possono attaccarlo, stimolando il processo di decomposizione ed estraendo da esso gli enzimi necessari allo scopo.
Attualmente si sta cercando sempre più di sostituire la plastica con materiali biodegradabili.
Ecco alcuni esempi di designer che si stanno proponendo in questo ambito.







Questi recipienti insoliti sono stati creati dalla designer olandese Geke Wouters, che ha avuto l'idea di utilizzare delle verdure essiccate per realizzare piatti, ciotole e bicchieri.
Le verdure una volta essiccate sono pressate per essere convertite in strati sottili che la designer modellerà creando vari oggetti.
Essendo puramente naturali hanno però l'inconveniente di deteriorarsi, non per questo però non si possono utilizzare al posto di tanti piatti e bicchieri di carta non riciclabili.




Le Borse Kusha dell'azienda Kanazu Sen-i sono state realizzate con materiali vegetali, e quindi completamente biodegradabili, come fibre di mais e fili di cotone naturale. Possono essere stropicciate ed accartocciate per essere riposte anche in armadi con poco spazio.




Il set "Aperitivo Bio" di Pandora design è stato creato con Mater-Bi, un composto ricavato dal mais.
Completamente biodegradabile, e con una realizzazione artigianale, il set è composto da 4 bicchieri Sunglass, forchettine Moscardino, piattini Tapas e stuzzicadenti 2Spin.
I designer Daniel Fintzi, Matteo Ragni e Giulio Iacchetti ne sono stati gli ideatori nell'ambito dell'iniziativa che Yooxygen ha indetto nel 2009 durante l'Earth Day.






Persino i cellulari possono essere biodegradabili, ci ha pensato la Samsung, con "Reclam", realizzato con bio-plastiche e materiali riciclati, ottenuti dai polimeri del mais.
Anche il packaging è biodegradabile, fatto con cartone riciclato ed inchiostri a base di soia.





Originali e biodegradabili sono anche questi piatti e stoviglie del designer giapponese Nobuhiko Arika, del tutto commestibili perché fatti con un impasto di biscotti. Un'idea appetibile con un solo inconveniente, il fatto che non si possono utilizzare con zuppe e brodi caldi.





Il set da party della designer Wasara, è un set elegante e leggero che può sostituire i classici piatti di plastica. Realizzati in polpa di canna da zucchero e bambù sono assolutamente biodegradabili.



Ed infine il cestino di carta Fabriano. Un concetto semplicissimo ma efficace, il cestino di carta contiene anche la carta da buttar via. In questa maniera il cestino diventa un saccheto da gettar via, riciclandolo con la carta stessa al suo interno.



Sono in tanti i designer che negli ultimi anni stanno proponendo sempre più oggetti fatti con materiali biodegradabili, e sempre più si stanno studiando gli scarti di fibre vegetali per ridurre l'impatto dell'inquinamento sull'ecosistema e sostituire i materiali classici con materiali eco-friendly.
Tutto ciò ha un solo svantaggio: i prezzi di produzione. La maggior parte di questi oggetti ha per il momento un costo notevole, ci auguriamo quindi una maggiore sensibilizzazione da parte delle aziende per la produzione di queste materie prime.

venerdì 8 ottobre 2010

Autunno...parliamo delle architetture del vino

Negli ultimi anni si vedono sempre più progetti che riguardano cantine per il vino con relativi musei ed aziende. Queste architetture del vino, o come vengono chiamate "cattedrali del vino", il più delle volte sono costruite come architetture sotterranee, un po' per preservare la qualità dei vini, quindi rispecchiando le vecchie e tradizionali cantine di una volta, un po' per cercare di mimetizzarsi in un contesto, come quello dei vigneti, che appare da tempi remoti sempre un'opera dell'uomo affascinante dal punto di vista paesaggistico.



La cantina Marchesi-Antinori, progettata dallo studio Archea Associati, si inserisce perfettamente nel luogo, un'area del Chianti tra Firenze e Siena, lasciando visibili solo due tagli orizzontali che si sviluppano lungo le curve di livello ricoperte da vigneti che racchiudono gli altri cinque piani sottoterra.
Dalle fenditure orizzontali si può vedere l'interno ipogeo: in quella superiore vi sono le zone per l'imbottigliamento e quelle dei magazzini, in quella inferiore gli uffici che si affacciano sul luogo.


Nella sezione interrata, costituita da volte in terracotta, si conservano i vini, una scelta legata alle condizioni termo-igrometriche che bisogna rispettare per una corretta conservazione del prodotto.
Le volte cambiano la loro altezza in base al processo produttivo, al percorso che le uve fanno dai silos di fermentazione alla barricaia sottoterra.

Il visitatore invece, partendo dalle cantine interrate, arriva fino ai luoghi della produzione e dell'esposizione dove si trovano il frantoio, la biblioteca, la zona degustazione, e gli altri ambienti che lo ricevono.
Come si vede, una cantina che rispetta sia con il progetto che con i materiali utilizzati il contesto naturale del posto, e le tecniche tradizionali.





Diverso approccio è stato dato alla cantina Tramin di Werner Tscholl, a Termeno nel Sud Tirolo, dove l'esterno, ben evidente, sembra richiamare i tralicci dei vigneti come tanti rami che si intrecciano.
Il progetto è stato realizzato sulla cantina originaria e non ha sottratto terreno ai vigneti, questo è stato un punto a favore per la scelta del progetto.

Dal manufatto esistente si allungano i due corpi del nuovo progetto che ospitano l'enoteca e la sala degustazione, e proprio da questi ambienti il visitatore ha un punto di vista panoramico privilegiato sui vigneti.





La cantina Weingut Manincor dell'architetto Walter Angonese, tra le colline del lago di Caldaro, in Alto Adige, è anch'essa un esempio di architettura interrata, quasi invisibile tra i vigneti, che rispetta l'armonia del luogo.



La cantina, ricavata sotto il vigneto Est del complesso originario, si affianca ad esso con naturalità. In essa, la climatizzazione avviene sia attraverso le pareti, sia tramite aperture create appositamente per lo scambio dell'aria. Il cemento utilizzato per gli ambienti interrati ha un colore che richiama gli intonaci a calce dei muretti dei vigneti, ed insieme all'acciaio ossidato danno un un sapore più antico a tutto il progetto. Lo stesso architetto infatti sottolinea l'ispirazione dalla quale ha avuto l'idea progettuale che è quella di "edificare nella continuità".



E concludo con la Cascina Adelaide nel Barolo, dell'architetto Ugo Della Piana. La struttura è costituita da una collinetta artificiale che racchiude le cantine sotterranee, anche questo un progetto che si mimetizza nel contesto dei vigneti.



Le varie parti strutturali in vetro e acciaio imitano gli elementi naturali del luogo; la zona interrata è per gran parte circondata da vetro, in modo tale che il visitatore, una volta entrato, può osservare l'esterno e sentirsi ancora circondato dalla natura.


Praticamente sempre più si vedono nascere in Italia queste cantine d'autore. Ho voluto riportare quelle che mi sembravano rispettare meglio il contesto, rispetto ad altre che, se pur di firme famose, non si inserivano naturalmente nei vigneti nostrani.
Tantissime sono le cantine d'autore che sono sorte negli ultimi anni in vari Paesi, ma ho preferito lasciare solo una traccia delle architetture del nostro.


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