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Spesso è inutile e vana la volontà non di chi intraprende cose facili, ma di chi vuole che siano facili le cose intraprese.
- L. A. Seneca -

mercoledì 5 novembre 2014

Ombre

Ombre architettoniche; proiettate, portate, generate da volumi che si intersecano, da volumi aggettanti o rientranti.
Un'architettura che genera ombra, e l'ombra stessa ne determina l'effetto finale.
Se ne possono generare infiniti di effetti, non solo come fine estetico-scenico, ma come risultato di uno studio ormai desueto: quello del soleggiamento.
Le ombre hanno sempre avuto un ruolo fondamentale per la riuscita di una buona architettura; esaltando strutture, evidenziandone volumi, facendo percepire rientranze, passaggi, coperture, dimensioni volumetriche.
Le ombre fanno parte del progettare, le ombre si progettano e si studiano.
In questo post mi fa piacere rimarcare il segno e l'importanza che le ombre così come la luce lasciano in architettura.

Nelle rappresentazioni grafiche degli architetti del Bauhaus, spesso le ombre venivano sperimentate,  proprio per poter studiarne meglio i volumi, ed apportare in seguito le giuste modifiche.



Alcuni effetti interessanti si possono notare in queste foto che ho inserito di seguito.

Ombra continua: le ombre creano un effetto ottico di linea continua, la struttura sembra continuare a terra, creando una linea continua chiusa.

Copyright © photo Diego Speri.


Effetto simile anche in questa "Bell-Lloc Winery", dello studio spagnolo Aranda Pigem Vilalta (RCR).
In questo caso però l' effetto è inverso, non ombre proiettate, ma tagli di luce che dallo spazio esterno entrano nel buio della vineria sotterranea.

"Bodegues Bell-lloc Palamós, Girona (Spain)"
RCR Arquitectes Copyright © photo



Caso di ombra proiettata in uno spazio: qui le ombre entrano attraverso una vetrata posta ad angolo acuto, creando un gioco di intersezioni, sono ombre proiettate dai montanti delle vetrate che si intrecciano a formare un reticolato.

Copyright © photo Philipp Klinger
via http://www.artchipel.com/tagged/Philipp_Klinger


Di nuovo ombre proiettate, ma dall'alto. Ombre che provengono dalla nuova struttura realizzata per il vecchio anfiteatro campano di S.Maria C.V..
Linee d'ombra che accompagnano il fruitore, ombre proiettate che evidenziano il passaggio e che invogliano a percorrerne il corridoio.

"Ancient Capua. in the amphitheater of Spartacus"
Copyright © photo Francesco Campanile
http://www.premioceleste.it/opera/ido:131287/



Ombre di volumi rientranti
In questa foto di Lucien Hervé, le ombre rafforzano lo spazio rientrante dei volumi, evidenziando in questo modo la struttura, illuminata dalla luce e la profondità degli spazi.

"Villa Shodan à Ahmedabad, 1955"
Copyright © photo Lucien Hervé

via http://lucienherve.com/40046-herve09.html



Altro effetto simile di ombra si può notare in questa foto del Secrétariat di Le Corbusier.
Setti studiati con un angolo particolare, per ottenere una duplice funzione; quella di bloccare l'eccessiva luce solare estiva e permettere, invece, di far entrare la luce bassa del sole invernale.

via http://www.pinterest.com/pin/399553798160718334/


...e vi lascio con una citazione di Kahn:
"Ma oggi gli architetti, nel progettare gli spazi, hanno dimenticato la loro fede nella luce naturale, abituati dalla facilità con cui un dito tocca un interruttore, si accontentano della luce immobile e dimenticano le infinite doti della luce naturale".
- Louis.I.Kahn
 

martedì 29 luglio 2014

Prossima fermata: green bus stop

Quante volte mi è capitato, seduta ad un bus-stop, di pensare, cercando di vincere la noia dell'attesa, a pensiline, sedute, paline, pannelli, e sulle loro possibili migliori soluzioni.
Sono davvero tanti i bus-stop al mondo e ne esistono di diversi tipi, alcuni sono davvero stravaganti ed ecclettici, per non dire inguardabili, e la maggior parte vengono utilizzati soprattutto per scopi pubblicitari, ma la mia attenzione si è posata sui GREEN bus-stop, o bus stop ecologici.
Ma innanzitutto chiariamo cos'è un bus stop. Praticamente è la semplice fermata di autobus, quindi un arredo urbano, e visto che negli ultimi anni le problematiche green si fanno sempre più sentire, avere  bus stop a favore della natura e del benessere dei cittadini non è da poco.
Devo dire però che non ho trovato molto materiale al riguardo, evidentemente i green bus stop non fanno ancora parte di quelle problematiche prioritarie nelle nostre città ormai inquinate.
Ve ne segnalerò alcuni, giusto per darvi almeno un'idea di come saranno i bus stop green del futuro.
Ed ora a bordo, si parte con prossima fermata: green bus-stop!

1ª Fermata: "EyeStop"


Un bus-stop progettato per la città di Firenze da un gruppo di ricercatori sotto la direzione di Carlo Ratti del SENSEable City Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology).
EyeStop è una nuova maniera di intendere la classica pensilina della fermata.
È dotato di pannelli touch-screen interattivi alimentati da energia solare, sui quali si possono visualizzare le mappe della città, l'orario dei bus, la posizione esatta ed il percorso più breve per la destinazione scelta. 
Inoltre è dotato anche di Wi-Fi, luci a led, display con sensori per l'inquinamento ed interfaccia per i dispositivi mobili, così come un pannello per pubblicare annunci.
Insomma un bus-stop innovativo, dal design semplice ed al tempo stesso green, un'ispirazione ai prossimi bus stop del futuro.



photo © SENSEable City Lab



2ª Fermata: "Stop Solar"



Disegnato da Jae Pyung Lee, è un altro bus-stop innovativo ed ecologico. È dotato di illuminazione stradale, indicatori led, distributore di acqua automatico, stazione di ricarica e Wi-Fi.
Dotato anche di sediolini e ripiani di appoggio che si possono utilizzare all'occorrenza.



 photo © Jae Pyung Lee



3ª Fermata: "Vegetal bus stop"



Questo bus-stop dei designer francesi Florent Prat è praticamente una pensilina autoportante vegetale. Dotata di seduta con riciclo d'acqua piovana, luci led e muro vegetale per l'arredo urbano.
È la pensilina stessa curvata che ha duplice funzione, di seduta e copertura vegetale che contribuisce al decoro cittadino.


via http://www.designboom.com/project/vegetal-bus-stop/



4ª ed ultima Fermata: "The Urban Field Farm Stop".



Questa è un'idea dei "BCV Architects", un modo diverso di concepire un bus-stop ecologico, in questo caso non è tanto la struttura a richiamare l'attenzione, ma è il concetto di fermata dello stesso bus, inteso come spazio green per vendere prodotti agricoli.
Una farm-stop alla fermata del bus, un collegamento tra la rete di circolazione dei bus ed i mercati agricoli della città.
Di sicuro una novità che riesce a soddisfare sia la necessità di avere prodotti agricoli a km zero, sia quella di avere una rete di bus che riesce ad interagire con queste farm-bus stop.

photo © BCV Architects

mercoledì 7 maggio 2014

Un'architettura schizzata

Questa volta voglio parlarvi degli schizzi, gli sketch o esquisse, ed era da tempo che volevo farne un post.
Ho sempre dato molta importanza allo schizzo a mano libera, sia esso architettonico, artistico, di studio, o visto come semplice annotazione veloce, o bozzetto.
Lo schizzo lo vedo fondamentale per riuscire a percepire dall'inizio un'opera, un progetto e per un viaggiatore è un modo per poter annotare rapidamente ciò che vede.

Negli ultimi anni però ho notato che lo schizzo è andato sempre più perdendosi come impulso grafico, nonostante sia uno strumento di studio preparatorio, di base, che accompagna l'autore nelle varie scelte progettuali e artistiche.

Molteplici sono le tecniche utilizzate finora. Sbirciando nel passato notiamo tecniche come quella del carboncino, della sanguigna, della china e della vecchia grafite che sono divenute sempre più inusuali, dando maggior spazio e preferenza ad acquerelli, matite, pennarelli, inchiostri vari, penne e quant'altro si ha a disposizione; in generale i supporti utilizzati sono stati quasi sempre quelli cartacei.

© Susy Di Monaco 2014


È complicato fare un discorso temporale, perchè la maggior parte degli schizzi sono andati persi o si sono deteriorati nel tempo, ma fortunatamente ne abbiamo alcuni pervenutici dal passato, come ad esempio quelli di Leonardo da Vinci, autore di molteplici schizzi sia di architettura che di arte, medicina, astrologia, botanica e quant'altro, la maggior parte eseguiti con matite, carboncino o sanguigna.
Questo, ad esempio è un suo schizzo-studio prospettico di strade ed edifici su due livelli; è la citta ideale che Leonardo ha immaginato per Ludovico il Moro: Sforzinda.

© Leonardo da Vinci (ca. 1490) Schizzo prospettico di edificio e di strade su due livelli
Institut de France-Paris- Ms. B, f. 16r, particolare



Mentre quest'altro schizzo è di Dosio, autore anche lui di numerosi disegni. Qui è raffigurato uno spaccato assonometrico per il Pantheon, a quei tempi chiamato la Ridona.


© schizzo G. A. Dosio (ca. 1533) Roma antica e i disegni di architettura agli 
Uffizi, Officina, 1976. via Arch'it


Quello che si nota negli schizzi del passato è soprattutto l'attenzione dedicata ai dettagli, i quali erano fondamentali e venivano resi minuziosamente, a volte con una precisione incredibile, tale da farli divenire autentici disegni basici progettuali. Basta vedere quanti capitelli, frontoni, e altri dettagli architettonici venivano rappresentati con tutte le indicazioni e misure necessarie per cominciare un lavoro.

Lo schizzo è sempre servito ad esprimere l'idea che si è avuta in quel momento, è un gesto rapido, veloce, un'idea che si concretizza su carta, è un segno che viene in seguito rielaborato, ripassandoci su, rimarcando ed evidenziando le linee di forza dell'idea.
Quando si schizza a mano, la mente è concentrata nel tratto che sta tracciando, è una concentrazione diversa dal tratto di linea digitale che oggi siamo abituati a segnare con il mouse e la tastiera.
Nel passato era facile notare un architetto, un artista, un viaggiatore con il suo taccuino per gli schizzi, o come si dice alla francese, il carnet d'esquisses o de croquis.
Era piacevole poter schizzare e prendere appunti su di un taccuino, ci si prendeva il tempo per tracciare su carta i propri pensieri, le proprie idee.

Con il passare del tempo lo schizzo si è evoluto stilisticamente, perdendo la precisione nei particolari.
Graficamente è divenuto sempre più "pulito", più semplice, con uno studio più stilizzato e meno ricercato dei dettagli, ciò anche a causa di un cambio della linea architettonica-artistica, che con il tempo ha razionalizzato sempre di più i particolari e i dettagli estetici.
Sono davvero tanti gli autori che vi vorrei illustrare, ma mi limito ad evidenziarne solo alcuni. Non posso non menzionare Cattaneo e Terragni, che con i loro schizzi hanno contribuito alla storia dell´architettura.

Questo schizzo è di Cesare Cattaneo, uno schizzo-studio per una fontana a Como, realizzato con matita su carta.

© schizzo Cesare Cattaneo - (ACC Cernobbio) (1937-'38)


Un altro schizzo, sempre di Cattaneo, per la Scuola di Ebanisteria, realizzato con matita su carta.

© schizzo Cesare Cattaneo - Scuola di Ebanisteria - (ACC Cernobbio) (1933)


Schizzi di Terragni per il Palazzo dei Congressi a Roma

© schizzi Giuseppe Terragni (1937)


Tralasciando alcuni anni, continuo postando una carrellata degli anni '60-'80, illustrandovi schizzi di alcuni architetti che hanno tracciato una sorta di percorso, fino ad arrivare a qualche autore contemporaneo.
Inizio questo discorso con Carlo Scarpa, autore di vari schizzi-studio progettuali. Di seguito un suo schizzo per la pianta dell’area di esposizione della statua di Cangrande in Castelvecchio, realizzato con grafite, carboncino e pastello blu su carta da schizzo.
Si notano spesso nei suoi disegni calcoli di dettagli costruttivi e annotazioni che accompagnano i vari elementi.

© schizzo di Carlo Scarpa - Museo di Castelvecchio, Verona (1961-1964) Archivio Carlo Scarpa


Ancora schizzi di Scarpa, ma questa volta su pacchetti di sigarette. Evidentemente per Scarpa il pacchetto di sigarette diventava in alcuni momenti una sorta di taccuino per appunti, e ciò dimostra che quando un architetto vuole fare uno schizzo progettuale, è capace di disegnare su qualsiasi supporto.
Schizzi inediti esposti alla Fondazione MAXXI di Roma.


© schizzi di Carlo Scarpa - Fondazione MAXXI
via archinfo


Un altro architetto che ci ha lasciato numerosi schizzi è Aldo Rossi. La dominante dei suoi schizzi è il colore forte, i contrasti e le ombre che ha sempre utilizzato per evidenziare la linea dei suoi progetti.
Ecco un suo schizzo per il portale d'ingresso alla Mostra di Architettura della Biennale a Venezia.

© schizzo di Aldo Rossi - Venezia (1980)
Fondazione Aldo Rossi


Altro schizzo di Aldo Rossi, uno schizzo per le case di Mozzo a Bergamo, realizzato con biro e matite colorate su carta.

© schizzo di Aldo Rossi - Le case di Mozzo, Bergamo (1979-1980)
Eredi Aldo Rossi


Ancora uno schizzo di Aldo Rossi, ma con Carlo Aymonino per il loro amico Francesco Moschini, realizzato con penna e inchiostro a spirito su carta.
È piacevole e inusuale vedere uno schizzo realizzato contemporaneamnete da due autori, con due differenti stili, ed in questo caso sono vari gli schizzi che questi due colleghi hanno disegnato insieme.

© schizzo di Aldo Rossi e Carlo Aymonino - "…A Francesco (Moschini)" (1986)
Eredi Aldo Rossi-Eredi Carlo Aymonino
via A.A.M. Galleria Architettura Arte Moderna


Altri due schizzi di Carlo Aymonino per il complesso abitativo Monte Amiata

© schizzo di Carlo Aymonino - Complesso abitativo "Monte Amiata" - Quartiere Gallaratese, Milano (1967-1972)


Il seguente, è realizzato con matita e pennarelli su carta lucida

 © schizzo di Carlo Aymonino (1968)


Di seguito, schizzi di Vico Magistretti. È un segno rapido quello che si nota nei suoi schizzi, questi due sono per il municipio di Cusano Milanino.



© schizzi di Vico Magistretti - Fondazione Vico Magistretti (1966-69)


E, sempre di Magistretti, questo schizzo per lo Showroom Cassina

© schizzo di Vico Magistretti - Fondazione Vico Magistretti - Milano (1979)


E quest'altro per la Chiesa di Santa Maria Nascente al quartiere QT8

© schizzo di Vico Magistretti - Fondazione Vico Magistretti
via fondazionevicocomagistretti


Uno schizzo di Konstantinos Maratheftis, per l'ufficio degli architetti Maratheftis.
Si nota come l'utilizzo delle ombre in questo schizzo marca in maniera decisa il segno progettuale.

© Konstantinos Maratheftis (1994)


Di seguito, schizzi di Renzo Piano. Apprezzo molto il suo stile chiaro, si riesce a percepire facilmente dai suoi schizzi quali sono gli elementi strutturali del progetto e l'idea in sé.
Questo schizzo è per il Jean-Marie Tjibaou Cultural Center, in Nuova Caledonia.


© schizzo di Renzo Piano - Jean-Marie Tjibaou Cultural Center - Nuova Caledonia (1991-1998)


Altro schizzo di Piano, ma per il Menil Collection a Houston, negli Stati Uniti.
Deve trattarsi di uno schizzo-studio che illustra la riflessione della luce sui pannelli della struttura di copertura.

© schizzo di  Renzo Piano - Menil Collection, Houston (1982-1987)
via fondazionerenzopiano


Quest'altro schizzo è di Steven Holl, per l'Archivio di Francesco Moschini, realizzato con carboncino e acquarelli su carta.

© schizzo di Steven Holl - via collezionestevenholl


Questo schizzo è invece dell'architetto norvegese Sverre Fehn, per la nuova sede Gyldendal Publishers in Oslo. Si nota il tratto veloce ed essenziale con il quale l'architetto ha tracciato lo schizzo.

© schizzo di Sverre Fehn (2007)
via architecturenorway


Ultimi schizzi, questi sono degli architetti irlandesi O’Donnell + Tuomey.
Schizzo preliminare per il Padiglione irlandese alla Biennale di Venezia del 2004.


© schizzo di O'Donnell + Tuomey (2004)


Sempre degli architetti irlandesi, uno schizzo, anzi un concept sketch per An Gaeláras, un centro culturale per la lingua irlandese, arte e cultura nel centro storico di Derry.

© schizzo di O'Donnell + Tuomey (2008)
via O’Donnell + Tuomey


E concludo con delle mie considerazioni: credo che il punto debole dello schizzo in questi ultimi anni sia stato la tendenza a realizzare schizzi digitali al computer o con tavolette grafiche e penne digitali, aiutandosi spesso con programmi di render per ottenere vedute prospettiche con risultati incredibili, ma bisogna ammettere che la sensazione che regala uno schizzo fatto a mano buttato giù su di un pezzo di carta è di tutt'altra natura.
Non escludo lo schizzo digitale, ma cerco di cogliere la bellezza e la sensibilità che c'è dietro uno schizzo fatto a mano, apprezzando sempre lo schizzo come fonte di ispirazione, nato da linee e scarabocchi di studio.

Ammiro molto, ad esempio, gli urban sketchers, disegnatori che se ne vanno in giro per il mondo a catturare stralci di vita quotidiana, piazze, monumenti, e tutto ciò che gli fa venir voglia di prendere matite ed acquerelli, ed iniziare a schizzare. Vi lascio un link sugli Urban Sketchers
Interessante anche l'iniziativa da parte di Moleskine  per "La mano degli Architetti".


© Moleskine

mercoledì 27 novembre 2013

Repliche in Architettura

Ebbene sì, anche gli architetti replicano le loro opere.
Non conosco il motivo, ma posso immaginare che magari in quel progetto da loro ripetuto vedono l'idea vincente.
Il problema però, è quando una stessa struttura viene inserita in contesti diversi, cosa che non posso fare a meno di notare poco professionale. Ho osservato in tanti anni che spesso un progetto viene ripetuto in un altro luogo, attribuendogli anche una funzione diversa da quella iniziale.
Molte volte è lo stesso architetto a ripetere l'opera a distanza di anni. Situazione facilmente criticabile per ciò che riguarda non solo la contestualizzazione del progetto che non viene rispettata, ma l'opera stessa, svilendo la funzione e gli spazi che ne scaturiscono.
Non voglio assolutamente fare critica architettonica, ma i principi fondamentali sui quali nasce e vive un progetto dovrebbero essere chiari a tutti noi architetti. È inutile ricordare i principi ed i canoni dell'architettura, ripetuti così tante volte nel tempo dai grandi maestri, se poi quando c'è l'occasione si fa ben altro che applicarli.
Attribuisco un senso diverso ai dettagli architettonici che vengono ripetuti nel tempo.
Spesso c'è una precisa volontà di riprendere determinati elementi, in questo caso forse potremmo dargli una valenza storico-culturale, una ricerca del particolare che viene enfatizzato, o semplicemente reinterpretato nel proprio progetto omaggiando l'opera rivisitata.
La storia ci insegna che dettagli di Scarpa, Aalto, Wright, e altri maestri molte volte sono stati ripresi e rielaborati. In effetti, anche questi grandi maestri del passato a loro volta si influenzavano a vicenda nei loro progetti.
Sono vari gli esempi che potrei illustrare, ma mi limiterò solo ad alcuni.

Iniziando con la replica architettonica, un esempio a mio avviso criticabile è quello che riguarda le due opere dell'architetto Félix Candela, "Los Manantiales" costruito in Messico nel 1968, e "l'Oceanográfic" realizzato a Valencia (Spagna), nel 1994.
Due opere quasi identiche ed in questo caso anche con la stessa funzione (un ristorante), ma in un contesto completamente diverso.

Los Manantiales_Mexico
Photo via http://www.deutsches-museum.de/presse/presse-2011/felix-candela/

Oceanográfic_Valencia, Spagna

Naturalmente, viene da pensare che, essendo lo stesso architetto il progettista delle due opere, può risultare tollerabile la copia, soprattutto se la funzione contenitrice viene ripetuta.
Ma non credo che l'architettura si debba replicare in toto: non ha senso ripetere un'opera intera la quale viene ospitata anche in un diverso luogo.


Una sorte particolare è capitata alla gran parte dell'operato di Le Corbusier, imitato più volte nel resto del mondo. Un esempio di evocazione è la "Cappella di Notre Dame de Ronchamp", che è stata ripresa nella "Chiesa del Crocifisso" progettata da Costas Machlouzarides ad Harlem (New York) nel 1966.

Notre Dame du Haut_ Ronchamp, Francia
Photo © Alamy

Chiesa del Crocefisso_ Harlem, New York
Photo via harlembespoke.blogspot.com

In questo link (Stealing Beauty) potete leggere le tante copie che si sono fatte nel corso della storia, proprio delle opere di Le Corbusier.
È comunque una strana tendenza quella della copia, che sta avanzando in questi ultimi anni. Ho trovato una manciata di progetti praticamente uguali in questa pagina di Ark Inu con una Top 10.


Riguardo ai dettagli e ai particolari costruttivi,come dicevo prima, il concetto è un po' diverso.
Alvar Aalto, ad esempio, ha ripetuto la linea dei suoi lucernari sia nella libreria accademica "Akateeminen Kirjakauppa" a Helsinki (Finlandia) nel 1969, sia nella chiesa di "S.Maria Assunta" a Riola di Vergato in Italia nel 1975.

Akateeminen Kirjakauppa_Helsinki, Finlandia
Photo © Moleskine arcquitectonico

Chiesa S.Maria Assunta_ Riola di Vergato, Italia
Photo © Giacomo Beccari 


Un certo richiamo ai lucernari di Aalto l'ho notato anche nei lucernari del Parlamento Scozzese, disegnati da Miralles dello studio EMBT, in questo caso una reinterpretazione-omaggio da parte di un altro architetto.



Altri richiami di Miralles si notano nelle finestre dell'"Università di Vigo", che si ispirano alla "Esherick House" di Louis Kahn del 1959.

Università di Vigo_Spagna
Photo © EMBT studio

Esherick House_Philadelphia, Pennsylvania
Photo via http://www.dezeen.com/2008/04/03/esherick-house-by-louis-kahn/


Chiudo questo post con un caso particolare, dove un'architettura viene costruita per poi essere demolita e nuovamente ricostruita in uno spazio vicino a quello iniziale.
È il caso polemico della "Galeria Leme" progettata da Paulo Mendes da Rocha nel 2004 in Brasile, demolita nel 2011 per far spazio ad un edificio per uffici, e ricostruita a pochi metri di distanza. A voi le riflessioni…

Galeria Leme (primo progetto)_Brasile 

Galeria Leme (nuovo progetto)_Brasile
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